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Tempo di incazzarsi

Da anni per i controlli vado a Milano, dove abbiamo stabilito una regola: nessuno mi dice niente, radiologi, medici nucleari, tutti con la bocca cucita. L’unico autorizzato a dirmi qualcosa è il mio medico, che mi chiama una volta visto le cose con calma. Il sistema funziona, comporta qualche giorno di attesa ma permette di avere la comunicazione mediata da chi ha le competenze per parlare e mi evita di trovarmi con in mano dei referti che il più delle volte – vista la complessità del caso – non sono in grado di capire. Il mio medico mi chiama e mi dice come è andata, cosa c’è da fare, se c’è da fare.

Una sola volta mi sono fatto convincere a fare le cose a Roma, circa due anni fa, fidandomi, ed è stato un disastro: mi sono ritrovato da solo a leggere un cazzo di referto in cui c’era diagnosticata la prima metastasi cerebrale. Da solo, senza la mediazione di qualcuno esperto. E mi sono visto morto.

Ora ho commesso lo stesso errore: per valutare l’effetto della radioterapia panencefalica mi sono di nuovo affidato all’ospedale di Roma, dove c’è un radiologo che ha rivisto tutte le mie risonanze magnetiche per conto della radioterapista e mi ha fatto anche un esame specifico per una metastasi del cervelletto. Tutto bene, risonanza dell’encefalo fatta il 24 febbraio scorso. Ho chiesto di evitarmi di andare a ritirarla io per non trovarmi di nuovo in una situazione come quella di due anni fa e sono finito nel baratro. Ad oggi, nessun riscontro. Nel frattempo sono stato a Milano a fare tutto il resto.

Quindi domani mattina vado in ospedale con una Hazet 36 e spacco qualche testa.

Argomenti: Cancro.

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