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Eccola, è lei

Quella che aspetto da 14 anni, quella che chiamo la “metastasi definitiva”. Quella che mi può uccidere, ora, tra un minuto, tra sei mesi. E non riesco più a dormire, vago per casa, imbottito di cortisone e antidolorifici. Rimango sveglio illudendomi che se colpirà troverò modo di rispondere, un modo che non esiste. A livello di C3, siamo sul collo, rimango paralizzato e me ne vado in pochi attimi. Non avrei dovuto neanche guardarla, ma cercare di rimanere in attesa del trattamento girando la testa dall’altra parte. Non era andata male con la panencefalica, non era successo quasi niente sul resto, “grave ma stabile”, dicevo pochi giorni fa. Ora questo. Basta.

Argomenti: Cancro.

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