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Controlli

Venerdi ho chiamato il “mio” ospedale per i controlli da fare a settembre. Al solito, non ci sono parole per dire quanto siano stati gentili e tranquillizzanti (“non ti preoccupare, pensiamo noi a tutto e ti chiamiamo appena abbiamo gli appuntamenti”) e quanto la comunicazione sia stata veloce; inutile dire che non ho parlato con un centralinista ma direttamente con il direttore della divisione… come nella mia città, proprio uguale.

Poi, quando sono andato a letto ho preso subito sonno, come sempre. E ho avuto una notte di incubi. Questa notte uguale, incubi, al punto che alle sei mi sono alzato, fatto un caffè e deciso che poteva bastare.

Da due anni ormai è così. Se prima i controlli mi mettevano ansia e basta, ansia che riuscivo a controllare, ora tendo a sbroccare proprio. Perchè la prospettiva è cambiata, completamente. Per anni abbiamo attaccato la malattia, che recidivava ma sempre in modo trattabile: vaffanculo, tu rispunti e noi ti togliamo ancora. Ora non c’è più niente da togliere, la malattia è in giro e le terapie a malapena fanno qualcosa. Metastasi al cervello e cervelletto, al torace, ai polmoni, alle ossa, ai muscoli.

E i controlli ormai servono solo a capire quanto mi resta.

Argomenti: Cancro.

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